Film e IRC

Si riportano in questa pagina materiali che possono risultare utili per la didattica dell'IRC, utilizzando film che possano stimolare la riflessione e la discussione.

 

 

BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE

tratto dal romanzo di D’Avenia

 

Il film è dedicato all’amicizia e introduce il tema di Dio come una realtà anche nella vita degli adolescenti, ma potrebbe essere usato benissimo per introdurre il tema del rapporto con la scuola, con i genitori, del dono del proprio tempo a chi sta male e quello molto scottante e attuale della malattia terminale… davvero gli spunti si sprecano!

Assolutamente sconsigliato per le medie: troppo presto per introdurre il tema della crisi adolescenziale e della malattia terminale,  inoltre i protagonisti non offrono possibilità di identificazione (frequentano la 3° liceo)

 

Trama

Leo ha sedici anni, poca voglia di studiare e tanta di dichiararsi a Beatrice, la ragazza dai capelli rossi che frequenta il suo liceo. Perdutamente innamorato, prova in tutti i modi ad avvicinarla ma ogni volta non sembra mai quella buona. Esitante e maldestro, Leo chiede aiuto all'amico Niko e all'amica Silvia, invaghita di lui dalle medie. Dentro a un cinema, il ragazzo riesce finalmente a strapparle la promessa di rivedersi presto a scuola ma in aula Beatrice non tornerà più perché la leucemia le ha avvelenato il sangue e compromesso il futuro. Sconvolto ma risoluto, Leo si trova a crescere e fare delle scelte, appoggiato inaspettatamente da persone sulle quali non avrebbe mai sperato. Leo decide di prendersi cura di Bea e di accompagnarla nella malattia, allacciando con Beatrice una tenera amicizia che contemplerà il buio e la luce e lo porterà a maturare profondamente, prendendo sul serio la scuola, il suo rapporto con i genitori e con l’amica Silvia, con la quale alla fine si fidanza.

 

N. B.: per ricevere schede e materiali didattici in merito al film Bianca come i latte rossa come il sangue, rivolgersi al prof. Stefano Lusuardi (stefano.lusuardi@hotmail.it).

 

 

 

INTRODUZIONE AI VALORI SPIRITUALI E ALLA DIMENSIONE RELIGIOSA:

 

MARCELLINO PANE E VINO

Nel giorno di San Marcellino, in Spagna, un frate francescano si reca in paese per andare a visitare una bambina gravemente malata, mentre tutto il paese sta salendo la collina per andare al convento sulla tomba di san Marcellino; il frate inizia a raccontare la storia del convento e di Marcellino:

Finita la sanguinosa guerra combattuta tra francesi e spagnoli, tre frati francescani chiedono al sindaco, don Emilio, di poter riassestare il vecchio castello per riadattarlo a convento; il sindaco dà il consenso e tutta la popolazione aiuta i tre frati nell'intento. Dopo poco tempo il convento è costruito ed inaugurato.

Una mattina però, il frate portinaio trova alla porta un cestino con dentro un neonato; i frati lo battezzano e gli danno il nome di "Marcellino", poiché è il giorno di san Marcellino Poiché si scopre che i suoi genitori sono morti, il padre superiore dei frati vorrebbero affidarlo a qualche famiglia, ma per l’affetto che i frati provano per lui e per le condizioni di miseria della popolazione, Marcellino resta al convento e viene ufficialmente adottato dai dodici frati.

Passano gli anni e Marcellino è un bambino di sei anni robusto e forte e tratta tutti e dodici i frati come dodici padri, ma sente molto la mancanza di una figura materna, infatti fa ai frati molte domande sulle mamme.

Portato da un frate alla fiera paesana, Marcellino, rubando una mela, scatena un incidente che distrugge la fiera; così il nuovo sindaco, da sempre contrario alla costruzione del convento voluta dal vecchio sindaco, emette uno sfratto ai danni dei frati. 

Un giorno Marcellino, disubbidendo a frate Tommaso (chiamato da Marcellino "fra Pappina"), trova nella vecchia soffitta un crocifisso. Vedendo il Cristo della Croce molto magro, immagina che abbia fame e decide di portargli da mangiare e da bere. Trova solo pane e vino ma li offre comunque a Gesù. Avviene un miracolo: il corpo del Cristo crocifisso si anima, scende dalla croce e mangia il pasto offerto, rivolgendo anche la parola a Marcellino e lo soprannomina ”Marcellino Pane e Vino“.

Pochi giorni prima dello sfratto, Marcellino va a parlare con Gesù delle mamme, esprimendogli il desiderio di vedere la sua mamma e dopo anche la Madonna, al che Gesù porta Marcellino in paradiso a conoscere i suoi genitori. Frate Tommaso, che aveva assistito di nascosto al miracolo del pasto, chiama tutti i frati che riescono così a vedere Gesù scendere dalla croce per portare Marcellino in paradiso.

 

N. B.: per ricevere schede e materiali didattici in merito al film Marcellino pane e vino, rivolgersi al prof. Stefano Lusuardi (stefano.lusuardi@hotmail.it).

 

 

27 GENNAIO – GIORNATA DELLA MEMORIA:

 

VENTO DI PRIMAVERA

Nella notte fra il 15 e il 16 luglio del 1942, il destino degli Ebrei subisce un repentino cambiamento in seguito ad un accordo tra i nazistie le autorità francesi per l'arresto e la deportazione di 15.000 ebrei, accordo che porta al rastrellamento del Velodromo d'Inverno(Vélodrome d'Hiver). Il quartiere della Butte Montmartre non sfugge a questa sorte, anzi la famiglia di Joseph Weissmann, un bambino ebreo di dieci anni, ed i loro vicini vengono arrestati dopo aver provato a fuggire in diversi modi.

Dopo due giorni, i prigionieri vengono portati in un campo di transito a Beaune-la-Rolande nel dipartimento della Loira. Affamati e deboli, gli ebrei affrontano condizioni durissime. L'infermiera Annette dimostra un grande coraggio perché cerca di denunciare le condizioni degli ebrei (segue per esempio la dieta dei prigionieri) e dopo qualche giorno si presenta debole e stanca dal prefetto a cui aveva più volte reso nota la situazione attraverso le sue lettere che erano rimaste tutte senza risposta. Pochi giorni dopo, i genitori ed i bambini più grandi vengono deportati nel campo di sterminio di Auschwitz; solo i più giovani rimangono con la speranza di un loro ritorno che non si verificherà. Annette deve raddoppiare gli sforzi, nonostante la fatica, per prendersi cura di loro.

 

 

MONSIEUR BATIGNOLE

Parigi, 1942; Edmond Batignole è un macellaio che, durante l'occupazione tedesca della Francia, cerca di destreggiarsi evitando con cura di prendere posizione e curandosi soltanto dei suoi affari. Un giorno degli abitanti del quartiere - la famiglia ebrea Bernstein - vengono arrestati e deportati. Sua moglie chiede a Pierre jean, fidanzato della figlia Micheline e collaborazionista tedesco, di intercedere presso le autorità tedesche affinché venga loro assegnato il prestigioso appartamento che è rimasto vuoto dopo l'arresto. La cosa mette a disagio Edmond, che però non ha voglia di opporsi alle insistenze della moglie.

Grazie alle entrature del collaborazionista la casa viene loro assegnata. Ma proprio nel giorno in cui la famiglia Batignole si trasferisce nell'appartamento e festeggia l'evento assieme agli ufficiali tedeschi, suona alla porta Simon, uno dei bambini della famiglia Bernstein, che è riuscito a fuggire prima di essere deportato in Germania. Edmond dapprima lo vuole mandar via, ma poi si fa sempre più coinvolgere nel tentativo di salvare il ragazzino, al quale si aggiungono poi altre due bimbe, Sara e Guila Cohen, cioè due cugine di Simon anche loro sfuggite alla deportazione della loro famiglia.

Alla fine il senso di giustizia prende il sopravvento in Edmond. Sfidando con insospettabile coraggio le SS, riesce a trovare i soldi per organizzare la fuga dei tre bimbi verso la Svizzera. Ma Pierre jean li scopre e minaccia fanaticamente di denunciarlo alle SS. Edmond lo uccide e fugge in treno assieme ai tre bimbi per raggiungere la frontiera svizzera. La figlia Micheline, benché fosse la fidanzata di Pierre jean, approva le sue azioni.

Riuscendo fortunosamente a eludere i controlli, i quattro arrivano in una fattoria vicino al confine, dove vengono ospitati da Irène, il cui marito è prigioniero di guerra. Qui rischiano di essere arrestati per la sbadataggine del piccolo Simon e di Martin, il figlio di Irène geloso delle attenzione della madre per Edmond. Ma anche in questo caso riescono a sfuggire ai tedeschi.

Alla fine Edmond riesce a condurre i bambini alla frontiera svizzera. Al momento di salutare i tre bambini, anche Edmond decide di restare con loro, scegliendo così una vita meno conformista. Simon, Sara e Guila si salveranno, ma non rivedranno mai più le loro famiglie.

 

 

IL BAMBINO COL PIGIAMA A RIGHE

Bruno è un bambino di otto anni, curioso, intraprendente e appassionato d'avventura. Vive a Berlino, durante la seconda guerra mondiale, con suo padre Ralf, un ufficiale nazista, sua madre Elsa, sua sorella Gretel e una giovane domestica, Maria.

Un giorno, a seguito della promozione del padre, Bruno viene costretto a lasciare la città e tutti i suoi amici per trasferirsi in una casa di campagna insieme alla famiglia.

Poco dopo il suo arrivo, il bambino scopre per caso che vicino alla sua nuova abitazione, sorge un campo di concentramento. Improvvisamente catapultato in una vita monotona e solitaria, circondato solo da domestici e soldati, il bambino inizia ben presto ad esplorare i dintorni della tenuta; riesce così a scoprire un passaggio, che lo conduce fino ai confini del campo di concentramento.

Lì, conosce Shmuel, un bambino ebreo, suo coetaneo. Nonostante tra i due vi sia del filo spinato e una incomprensibile tendenza ad infondere odio verso la razza ebraica, Bruno si dimostra fin da subito estraneo ai condizionamenti. Tra i due bambini nasce infatti una profonda amicizia, che porterà Bruno a superare le recinzioni del campo per aiutare l'amico, a costo della vita.

 

 

LA VITA E' BELLA

Italia, 1939. Guido Orefice è un uomo italiano di origine ebraica che, trasferitosi dalla campagna toscana, si reca dallo zio ad Arezzocon l'amico Ferruccio. Durante il tragitto, dove viene scambiato per il re Vittorio Emanuele III, incontra una giovane maestra elementare di nome Dora, a cui subito dà il soprannome di principessa, innamorandosene. Arrivato in città, viene ospitato da suo zio Eliseo, maître del Grand Hotel, dove Guido inizia a lavorare come cameriere. Quello stesso giorno, in municipio, avviene un litigio con Rodolfo, arrogante burocrate fascista, in seguito al quale entrambi si danno il nome di "scemo delle uova", perché Guido appoggia alcune uovanel cappello di Rodolfo che, quando lo indossa, gli si rompono sulla testa.

Un giorno Guido, incontrando nuovamente Dora, scopre che è fidanzata con Rodolfo. Intanto, all'hotel, il cameriere fa anche amicizia con il dottor Lessing, un medico tedesco appassionato, come lui, di indovinelli. Saputo che un ispettore scolastico ospite dell'hotel è convocato il giorno dopo in una scuola elementare per una lezione antropologica a favore della razza ariana, trova uno stratagemma per sostituirsi a costui, pur di incontrare Dora che insegna nella stessa scuola.

Il vero ispettore arriva quando la lezione ha già ormai ridicolizzato l'obiettivo iniziale e Guido, fuggito poi da una finestra, ha raggiunto il suo scopo. Una sera Dora, con i suoi amici, va a teatro, Guido la segue e, con un altro stratagemma, la porta via a Rodolfo. I due quella sera parlano a lungo e Guido le confessa infine il proprio amore per lei. Qualche sera dopo, proprio al Grand Hotel, Rodolfo è in procinto di festeggiare il fidanzamento ufficiale con Dora, la quale non è mai stata veramente innamorata di lui, ma costretta al connubio dalla madre: la donna quindi decide di contraccambiare i sentimenti di Guido e, al termine della serata, va via con lui, che entra nel ristorante sul cavallo bianco dello zio Eliseo, incurante che sul dorso dell'animale ignoti avessero scritto "cavallo ebreo" (è già incominciata infatti la discriminazione razziale). A Rodolfo non rimane che incappare nell'ennesimo uovo, stavolta un grande uovo di struzzo etiope coloniale che rovina sulla sua testa.

Guido e Dora si sposano e dal loro amore nasce Giosuè. Sei anni dopo, nonostante l'invasione nazista, la famiglia è ancora felice: Guido ha finalmente aperto una libreria ma, proprio il giorno del compleanno di suo figlio, i due, insieme con lo zio Eliseo, vengono catturati dai nazisti e caricati su un treno insieme con altri ebrei per la deportazione in un lager. Dora, giunta a casa con la madre e trovati i segni della colluttazione, arriva in tempo alla stazione per chiedere ai soldati di guardia di salire anche lei sul treno, pur non essendo ebrea, per seguire il marito e il figlio. Guido rivedrà di sfuggita la moglie soltanto in una occasione, all'arrivo al lager. Lo zio Eliseo, in quanto troppo anziano per lavorare, viene destinato subito alla camera a gas. Negli spogliatoi mostra un'ultima volta il suo contegno signorile, aiutando una donna delle SS a rialzarsi dopo che questa è scivolata, ricevendo in cambio un'occhiata di odio e rimprovero.

Pur di proteggere Giosuè dagli orrori della realtà, Guido sin dall'inizio del tragico viaggio in treno, racconta a Giosuè che stanno partecipando a un gioco a premi, in cui si dovranno affrontare numerose prove per vincere un carro armato vero. Si spaccia anche come interprete del comandante tedesco, per "tradurre" le regole del lager, imposte ai prigionieri, in un emozionante gioco. Col passare dei giorni Giosuè entra attivamente nel vivo del "gioco", tra le cui "regole" c'era quella di rimanere nascosti nella camera riservata a suo padre e ad altri prigionieri, in realtà per evitare che, una volta trovato, fosse destinato alla camera a gas.

Durante una visita medica prima della camera a gas, Guido incontra nuovamente Lessing, il medico tedesco del Grand Hotel, che sei anni prima era rientrato a Berlino proprio per prendere parte alla soluzione finale nei confronti degli ebrei. Lessing, ora membro del Partito nazista, lo risparmia dalla camera a gas, e gli offre il lavoro di cameriere ai tavoli di una cena degli ufficiali tedeschi. Guido si illude che il medico voglia mettere una buona parola per lui e per sua moglie, e riesce anche a far partecipare suo figlio, per sfamarlo dignitosamente, confuso tra gli altri figli di ufficiali nel tavolo a loro riservato. Grande sarà la sua delusione quando, quella stessa sera, il dottore lo chiamerà a sé soltanto per sottoporgli un assurdo indovinello a cui non trovava soluzione e per il quale era disperatissimo, facendo soltanto scoprire che era diventato pazzo per gli indovinelli. Padre e figlio, passando per la nebbia per non farsi scorgere, tornano al campo, dopo aver visto una montagna di cadaveri ebrei, destinati al forno crematorio.

Una notte, all'improvviso, con la fine della guerra e dell'occupazione nazista, i soldati tedeschi cominciano freneticamente ad abbandonare il campo dopo aver fatto strage dei deportati rimasti. Guido riesce a nascondere Giosuè in una cabina dicendogli di giocare a nascondino e promettendogli di ritornare; mentre è alla ricerca della moglie si maschera da donna, e successivamente cerca di raggiungere il camion dove la tenevano prigioniera insieme con altre donne, dicendole di saltare dal camion, ma fallisce e viene scoperto; viene portato dietro a un vicolo e, dopo aver fatto l'occhiolino a Giosuè (come segno d'addio), viene fucilato da un soldato tedesco. Il mattino seguente il lager viene liberato dagli americani e tutti i soldati tedeschi vengono catturati.

Giosuè esce dalla cabina in cui era stato tutta la notte nascosto in silenzio ed è infine salvato da un soldato americano, che lo fa salire sul suo carro armato: il bambino, convinto di aver vinto il premio finale, grida: «È vero!». Giosuè, accompagnato in spalla dal soldato che lo ha trovato, riconosce sua madre, che cammina nel gruppo di prigioniere liberate e finalmente la riabbraccia, gridando felice: «Abbiamo vinto!»

 

 

CORRI RAGAZZO, CORRI

Il giovane Srulik ha 9 anni quando scappa dal ghetto di Varsavia. Sopravvive alle rigide stagioni polacche e alla cattura da parte dei militari tedeschi fuggendo nelle campagne, di fattoria in fattoria, lavorando in cambio di cibo.Sarà proprio così che un giorno incontrerà una signora che lo accoglierà e lo istruirà per mascherare a tutti il fatto di essere ebreo.Un giorno purtroppo mentre lavora perde anche un braccio.Si ritroverà tante volte "davanti alla morte" ma riuscirà sempre a scamparla con metodi molto strategici e furbi.Ragazzo sveglio e agile, nel suo cammino incontrerà amici e nemici, mentre la seconda guerra mondiale è in svolgimento.

 

 

 

20 NOVEMBRE – GIORNATA DEI DIRITTI DELL'INFANZIA E DELL'ADOLESCENZA:

 

 

LA BICICLETTA VERDE

Riyad, Arabia Saudita. Wadjda, una bambina molto intelligente, simpatica e talvolta estroversa nei confronti del conformismo religioso, ama divertirsi usando di nascosto la bicicletta del suo amico Abdullah. I due decidono di sfidarsi tra loro, ma c'è un problema: Wadjda non ha una bicicletta. Un giorno sulla strada per la scuola vede una bicicletta verde, nuova, ancora avvolta nel cellophane, trasportata sul tetto di una macchina. La segue fino ad arrivare nei pressi di un emporio in cui sarà messa in vendita; è allora che si pone l'obiettivo di comprarla. Chiede al proprietario, donandogli una compilation di canzoni su musicassetta a suggello della richiesta, di tenergliela da parte finché non avrà raccolto gli 800 riyal necessari per acquistarla.Da quel giorno non perde occasione per mettere da parte piccole somme, vendendo braccialetti da lei stessa intrecciati e facendo piccoli favori alle sue compagne di scuola. Sua madre, così come i professori, trova sconveniente che Wadjda acquisti la bicicletta, ma ha altro di cui preoccuparsi. Lei è infatti sterile sin da quando nacque Wadjda, e suo marito le ha reso nota l'intenzione di sposarsi con una seconda moglie per poter dare finalmente alla luce un figlio maschio. La donna tenta quindi, mostrandosi disponibile e sensuale, di dissuadere il marito.Nel frattempo, la scuola frequentata da Wadjda annuncia la gara annuale di conoscenza del Corano, il cui vincitore si aggiudicherà 1000 riyal. La bambina non si lascia sfuggire l'occasione e, lungi da qualunque motivazione spirituale, intraprende dure sessioni di studio con l'obiettivo di ottenere il denaro col quale comprare la bicicletta. La sua determinazione fa sì che, non senza grande impegno da parte sua, Wadjda raggiunga il primo posto al concorso. Al momento dei ringraziamenti, la preside le chiede a quale spesa destinerà i soldi, e la bambina confessa ingenuamente di voler comprare una bicicletta. L'intero pubblico è indignato dalle sue parole e la preside le nega di ottenere il premio, devolvendo in beneficenza alla causa palestinese i 1000 riyal.Wadjda si è dovuta sottomettere alla chiusa mentalità del suo Paese, e sua madre ha fallito nel tentativo di rimanere l'unica donna dell'uomo che ama. Ma il finale del film mostra un barlume di speranza: la sera del matrimonio, Wadjda riceve in regalo da sua madre la bicicletta verde che tanto desiderava, che nel contesto assurge a simbolo di ribellione. Le donne devono quindi sostenersi e collaborare per ottenere la giusta considerazione all'interno di una società fondamentalmente classista e maschilista.

 

 

 

BAMBINI SENZA PAURA

 

Iqbal, un ragazzino sveglio e vivace di dieci anni, vive con il fratello Aziz e la madre Ashanta a Kardù, un piccolo villaggio in qualche parte povera del mondo. L'epopea di Iqbal comincia il giorno in cui decide di andare al mercato di Mapur per vendere la sua capra e per avere soldi necessari per pagare le medicine necessarie a curare il fratello malato. A Mapur Iqbal incontra Hakeem, che si offre di comprargli le medicine per Aziz: in cambio, però, dovrà lavorare nella fabbrica di tappeti del suo amico Guzman. Per quanto tempo dovrà lavorare? La risposta rimane sospesa. Guzman intuisce presto le doti di Iqbal nel disegno e nel ricamo e lo costringe in un capannone sporco e freddo a lavorare al telaio per preparare un prezioso tappeto, un Bangapur Azzurro. Qui Iqbal incontra i suoi compagni d'avventura: Fatima, Emerson, Maria, Ben, Salman e Karim, bambini di età diverse ma con storie simili, tutte legate alla povertà. Iqbal non può far altro che cominciare a tessere il suo tappeto e pensare a come venirne fuori. Superata qualche diffidenza iniziale, nel gruppo di piccoli lavoranti comincia a farsi strada una coscienza nuova della loro condizione di piccoli schiavi ‘per sempre'. Iqbal, però, non si dà per vinto: una volta resosi conto che il debito non si esaurirà mai malgrado le promesse di Guzman, comincia a elaborare un piano per liberare i suoi piccoli amici e consentire a tutti di tornare a casa…

 

 

 

 
VADO A SCUOLA

 

Il film documenta le sfide quotidiane che devono vivere ogni giorno quattro bambini (Zahira in Marocco, Jackson in Kenya, Carlito in Argentina in una città Patagonia e Samuel in India) per raggiungere le loro scuole.

Spinti dal desiderio di conoscenza e la speranza di un futuro migliore affrontano con difficoltà le avversità dell'ambiente che li circonda. Jackson, 11 anni, percorre ogni giorno quindici chilometri nella savana tra animali selvatici. Zahira, 11, sulle aspre montagne dell'Atlante marocchino cammina per una giornata intera per raggiungere la scuola. Samuel, 13, percorre quotidianamente sulla sedia a rotelle, accompagnato dai due fratellini, 4 chilometri di strada sabbiosa, fiumi e mangrovie. Carlos, 11, attraversa a cavallo le pianure della Patagonia per coprire i diciotto chilometri che lo separano dalla scuola. La maggior parte delle donne non sa leggere e scrivere. I bambini dovevano procurarsi il cibo attraverso la caccia. Le bambine stanno per realizzare il loro sogno: imparare a leggere a scrivere, ad avere un lavoro e diventare donne indipendenti e promotrici di sviluppo e poi c'è stata la fine con i titoli di coda.

 

 

 

 

 

MALALA

 

La giovane attivista pakistana e Nobel per la pace Malala Yousafzai sostiene i diritti delle donne, soprattutto all'istruzione, da quando era giovane. È miracolosamente sopravvissuta ad un attacco talebano, compiuto da parte dell'organizzazione violenta contro l'educazione delle donne nella valle dello Swat, in Pakistan.

 

 

 

 

 

10 DICEMBRE – GIORNATA MONDIALE DEI DIRITTI UMANI

 

 

SELMA

 

Nel 1964 Martin Luther King, per merito del suo movimento pacifico per il riconoscimento dei diritti in favore degli afroamericani, vince il premio Nobel per la pace a Oslo.

King viene ricevuto dal presidente Lyndon Johnson, a cui chiede di garantire il pieno diritto di voto ai cittadini neri. Tale diritto è essenziale in quanto ai neri è negato negli Stati del sud, poiché essi non hanno alcun rappresentante nei seggi e nei tribunali; per questa ragione subiscono attentati, pestaggi e minacce a sfondo razziale, e gli autori di tali delitti anche se arrestati, vengono spesso facilmente scagionati da tribunali presidiati da soli bianchi. Il presidente spiega a King che la sua richiesta è sì giusta ma scomoda, e creerebbe dissenso con gli Stati del sud.

King prosegue la sua lotta a Selma, in Alabama, stato governato dal razzista George Wallace. A seguito di una spedizione punitiva voluta dal governatore in risposta a una marcia non violenta, il giovane Jimmie Lee Jackson viene ucciso a sangue freddo da un poliziotto mentre tentava di difendere il nonno. Questo avvenimento sconvolge King, che organizza una marcia di protesta pacifica, a cui però non partecipa per motivi familiari. Durante la marcia i neri che vi partecipano vengono sopraffatti dalla polizia, che li sottopone a pestaggi. Questo gesto, mostrato in diretta nazionale, commuove gran parte dell'America. Nella seconda marcia si uniscono ai neri alcuni bianchi.

A questo punto il presidente convoca Wallace per cercare di calmare le acque. Di fronte alle deboli motivazioni del governatore, il presidente, che non vuole venire giudicato male dalla Storia, decide di accettare la richiesta di King. Martin Luther King, vittorioso, vede il suo sogno realizzarsi e con il seguito di tutta l'Alabama marcia verso il Campidoglio, a Montgomery, dove terrà uno dei suoi discorsi più ricordati, consapevole dei rischi ai quali sta per esporsi.

 

 

 

 
IL DIRITTO DI CONTARE


Nel 1961 la matematica afroamericana Katherine Johnson, insieme alle sue colleghe Dorothy Vaughan, supervisore non ufficiale, e l'aspirante ingegnere Mary Jackson, lavora come calcolatrice per la NASA al Langley Research Center di Hampton. A seguito del lancio dei satelliti russi e del primo volo spaziale umano eseguito da Jurij Gagarin, il programma spaziale americano si sente forzato ad accelerare la corsa allo spazio e a lanciare al più presto l'astronauta John Gleen. Vivian Mitchell, il supervisore bianco di Katherine, la trasferisce allo Space Task Group per assistere la squadra di Al Harrison con le sue capacità nell'ambito matematico e di geometria analitica. Katherine è la prima donna di colore che lavora nel gruppo e nell'edificio intero, che non possiede quindi bagni riservati ai neri.
Katherine svolge il proprio lavoro meglio che può, ma è impossibilitata dalla mancanza di comunicazione che ha con i nuovi colleghi, in particolar modo l'ingegnere capo Paul Stafford, che la trattano con poco rispetto. Nel frattempo, Vivian rifiuta di promuovere Dorothy come supervisore del settore calcolatrici, anche se lei è costretta a lavorare al posto del supervisore mancante con paga ridotta. Mary invece desidererebbe collaborare con il reparto ingegneria per contribuire a perfezionare gli scudi termici della capsula spaziale sperimentale.
Al giorno del lancio però, vengono rilevate discrepanze nei calcoli delle coordinate per il rientro formulati dall'IBM 7090. Glenn richiede che Katherine esegua il controllo finale, fidandosi più dei calcoli di una persona che di quelli di una macchina. Katherine riesce a confermare le coordinate in tempo, ma dopo aver portato i dati non verrebbe ammessa ad assistere al lancio, se non per l'intervento tempestivo di Harrison, che la richiama nella sala controllo per seguire il lancio insieme.
Dopo un lancio eseguito correttamente, la capsula di Glenn rileva un problema allo scudo termico, il controllo missione gli ordina di rientrare dopo soltanto la terza orbita intorno alla Terra delle sette previste. Katherine controlla la situazione e suggerisce di usare i razzi posteriori attaccati allo scudo per facilitare il rischioso rientro. Glenn segue le istruzioni e riesce con successo a rientrare nell'atmosfera terrestre senza bruciare e la capsula atterra nel mare delle Bahamas. Grazie al successo del rientro di Glenn, Katherine continuerà a lavorare per la NASA e in seguito calcolerà anche le traiettorie delle missioni Apollo 11 e Apollo 13.


 

 

Sito realizzato da Lavia Di Sabatino con Wix.com

 

Questo sito è sotto Licenza Creative Commons Attribution Non-commercial No Derivatives 4.0